Ravanusa, monte saraceno: un circuito virtuoso per i siti archeologici

Sito-archeologico-di-Monte-Saraceno-150x150Al centro della Sicilia c’ è una poco nota “Pompei” che merita di essere conosciutae salvata. Trascorsi alcuni mesi dalle polemiche sulle pagine dei quotidiani nazionali, riguardo al piccolo ma bellissimo Museo archeologico di Ravanusa (Agrigento), denunciato tra i casi limite per il troppo esiguo numero di visitatori, per altro gratuiti, a fronte di quello eccessivo dei custodi, ho voluto constatare personalmente lo stato delle cose. Lo scorso 5 agosto ho firmato il registro delle presenze che dal giorno dell’ inaugurazione (15 aprile 2007), me compreso, sono stati 4.541: una media di due al giorno. Quello di Ravanusa è uno dei tanti piccoli musei d’ Italia che fa parte di un tessuto fondamentale della civiltà della conoscenza storico-artistica del nostro paese. Scientificamente ineccepibile: spiegazioni in Mp3 della mappa archeologica, illuminazione ottima, apparati chiari e ben tenuti. Il museo conserva una piccola parte dei reperti dell’ antica polis greca del VII sec. a. C. nota come Monte Saraceno (secondo le fonti Maktorion o Kakyron) oggetti di grande pregio e assoluta rarità, come una ceramica attica che raffigura “Dioniso, il satiro e il mulo”. Non è pensabile che questo prezioso patrimonio possa correre il rischio di essere mantenuto solo tenendo conto dell’ unità di misura del numero dei visitatori. Il problema degli sprechi, e la cattiva gestione del personale e dei siti archeologici siciliani, è una distorsione nota che non riguarda solo Ravanusa, come ha dimostrato fino ad oggi la sempre citata Pompei, che accoglie invece migliaia di turisti al giorno, e per la quale ci auguriamo venga invertita la rotta con gli ultimi provvedimenti. La nota dolente è che dopo la visita al museo sono salito all’ ampia area degli scavi che versa in totale stato di abbandono dopo un devastante incendio che nel 2011 ha distrutto interamente i percorsi guidati e gli apparati di descrizione del sito. Per porre rimedio a questa situazione non basta la denuncia e l’ informazione. Per una vera salvaguardia è necessario che intervenga attivamente la cittadinanza a supporto dell’ amministrazione. Nella vicina Licata, da alcuni anni, l’ azione appassionata della proloco e dell’ associazione archeologica Finziade, dal nome dell’ antica città, valorizza ciò che emerge dalle campagne di scavo curate dall’ Università di Messina. Un possibile modello da seguire: creare un circolo virtuoso che coniughi competenze scientifiche, impegno civile e circuiti diversificati per visitatori interessati.

Tommaso Casini Università Iulm, Milano